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...If It Ain't Got That Swing

Aggiornato il: 20 nov 2019

Cos'è lo swing?

Il Dizionario del jazz lo spiega così: “Sostantivo e verbo inglese che significa “oscillazione”, “oscillare”, usato frequentemente nel linguaggio e nella letteratura jazz. Questa parola è apparsa per la prima volta nel 1907, nel titolo di una composizione di Jelly Roll Morton: Georgia Swing. Non si può sapere quale realtà musicale mascherasse allora. Ma è certo che da quando esiste il jazz, fin dai suoi primi passi, il concetto di swing lo accompagna in qualche modo come suo principio vitale. Se lo swing scompare, anche il jazz stesso viene a mancare oppure diventa il suo simulacro. La grande difficoltà deriva dal fatto che, non essendo un elemento che possa essere tradotto sul pentagramma, lo swing può essere valutato in modo vario, in parte soggettivo, e di conseguenza risulta difficile da definire.

Tuttavia, la critica si è sforzata di circoscrivere il fenomeno. Per alcuni lo swing sarebbe, attraverso i diversi stili in cui si è presentato il jazz, un valore costante ma legato nella sua espressione al carattere dello stile stesso. Per esempio Panassié sostiene che l'orchestra di King Oliver, nel 1923, non swinghi meno, ma in modo diverso, rispetto a quella di Count Basie nel 1938.

(…) Basandosi sulle particolarità ritmiche costanti del jazz, è possibile dimostrare che lo swing è scaturito inizialmente dalle condizioni create dall'uso delle battute a due o a quattro tempi, e dall'accentazione tipica dei tempi deboli. In questo caso si tratta di uno swing semplice, presente sia agli inizi del jazz che nei gruppi cosiddetti di rhythm and blues, a cui si dovevano ispirare e s'ispirano ancora le formazioni rock che mettono in pratica una forma di “oscillazione” così eccessiva che distrugge ed elimina lo swing stesso. Non è l'accentazione del tempo debole a generare lo swing, ma il morbido progredire verso il tempo forte, inserendo, al contrario, un martellamento binario, una pulsazione regolare mai meccanica. (…) I modi di espressione dello swing possono essere diversi e, al limite, si può dire che non ci siano due musicisti jazz che swinghino esattamente allo stesso modo. L'esecuzione ideale è dovuta alla fusione delle sfumature dello swing personale di ciascun musicista.”1

In un discorso all'Università di Harvard, anche Wynton Marsalis si sofferma su quanto sia importante trovare un'intenzione comune all'interno di una band per poter avere swing. Il suo discorso inizia con queste parole: “L'arte dello swing è l'arte dell'equilibrio. Del costante compromesso e dell'affermazione” e prosegue sottolineando come suonare con swing sia la ricerca di un sentire comune, il mettere da parte gli interessi individuali per dare maggiore importanza all'interesse della comunità, in questo caso rappresentata dalla band:

“When a band is swinging, a group feels the motion and is inspired to chase the direction of deepest coordination. ARE becomes IS.”


Lo swing è parte integrante di tutta la musica jazz eppure resta sfuggente alle definizioni. Non c'è dubbio che l'unico modo per davvero comprenderne il significato sia farne esperienza, attraverso l'ascolto e l'esecuzione musicale. Nel 1931, Duke Ellington scrisse un brano su questo tema, dando voce a quella che era una sensazione comune tra i jazzisti dell'epoca: “It don't mean a thing, if it ain't got that swing”. Il brano venne registrato per la prima volta nel 1932 da Duke Ellington e la sua orchestra per la Brunswick Records con Ivie Anderson alla voce e gli assoli di Joe Nanton al trombone e Johnny Hodges al sax alto. Noi abbiamo scelto di riproporlo adattando un arrangiamento delle Boswell Sisters che hanno arricchito il brano con cambi di tempo, sonorità variegate e rielaborazioni del testo inserendo persino un chorus che sfrutta l'alfabeto farfallino...Buon ascolto!



1Dizionario del Jazz, P. Carles/A. Clergeat/J. L. Comolli, 2008

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