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Pino Jodice: Easter Oratorium in Jazz

E' arrivato il grande momento...dopo settimane di studio siamo finalmente pronti un incredibile concerto! Oltre ai brani estratti dal secondo Sacred Concert di Duke Ellington, questa domenica eseguiremo il nuovissimo Easter Oratorium in Jazz scritto dal M° Pino Jodice. Vocalmente, un brano parecchio impegnativo, ricco di dissonanze, fraseggi strumentali e armonie complesse.

Abbiamo avuto l'opportunità di poter chiedere direttamente al compositore che cosa l'avesse ispirato nella scrittura dell'Oratorio e lui ci ha prontamente risposto. Qui di seguito trovate la nostra chiacchierata insieme a Pino Jodice.



A cosa ti sei ispirato nella scrittura dell'Easter Oratorium in Jazz?

Ci sono diverse ispirazioni e motivazioni che mi hanno indotto a scrivere L’Oratorium in Jazz. Primo su tutti il clima violento e arrogante di “intolleranza” che si respira in Italia e più in generale in Europa e in America in questo momento storico. Questa composizione è costruita in tre movimenti e formalmente ispirata all’oratorio classico barocco (naturalmente non è l’oratorio di Pasqua di Bach...) del quale conserva le basi architettoniche come l’Ouverture iniziale, il recitativo e l’Aria nel secondo movimento e il finale nel terzo movimento ma orchestrato jazzisticamente.

Nel primo movimento c'è il Tema, trattato con variazioni e contrappuntisticamente, che ho ascoltato nella visita di Papa Francesco in Georgia cantato da una bambina e da un sacerdote con il testo del Salmo 53 in Aramaico, una performance che ha toccato particolarmente le corde della mia sensibilità, impressionato ed emozionato. Il tema in oggetto viene trattato jazzisticamente per un organico raro per le consuete programmazioni concertistiche odierne…un coro di 50 cantanti, una orchestra jazz, un solista e un narratore. Un onore per me avere Tino Tracanna solista al sax tenore e soprano insieme ad uno straordinario doppiatore attore Stefano De Sando che è la voce italiana che tutti conosciamo del grande Robert De Niro.

Il secondo tempo è un recitativo con narratore, appunto, in cui la musica interagisce spontaneamente ed emotivamente con la narrazione e racconta del mare attraversato tragicamente in questi ultimi anni. Segue l’aria cantata dai solisti dell’orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori Italiani.

Il terzo tempo è invece ispirato alla lauda di Sant’Antonio (precisamente un canto sacro antico della sardegna). Il tema è una sorta di filastrocca infantile che viene trattata e arrangiata con un linguaggio jazzistico contemporaneo.

Quali immagini, atmosfere o storie hai voluto evocare nei diversi movimenti?

Tutto questo permette di esprimere il mio dolore e di dedicare la composizione a tutti gli immigrati che hanno perso la vita, soprattutto bambini, donne… il terzo tempo è in particolare dedicato al bambino che aveva la pagella attaccata sui vestiti lasciato cadere nel buio…questa storia mi ha toccato particolarmente, come credo a tutte le persone intrise di un briciolo di Umanità... Il testo scritto sapientemente dal giornalista, scrittore e produttore Alfredo Saitto ha tradotto in parole le mie emozioni musicali e il mio pensiero.

In effetti ascoltando con attenzione i tre movimenti si evince una sorta di “traversata” verso l’oblìo che termina con un grido di dolore (No More…No More..No More…) all’umanità e una preghiera di speranza affinché ciò non si ripeta mai più.

Il tema è pertinente con la prima parte del concerto, che si farà il 14 Aprile prossimo nella prestigiosa Sala Verdi del Conservatorio di Milano, in cui sarà presentata una selezione accurata di brani tratti da “The best of the Sacred Concerts”(D.Ellington) sui manoscritti di Ellington conservati allo Smithsonian Institute di Washington trascritti ed editi da Schirmer/Ricordi noleggiati proprio per questo concerto. Duke Ellington fu con arroganza criticato per l’esecuzione dei Sacred dal Reverendo John D. Bussey senza neanche averlo ascoltato solo per alcuni pregiudizi sulla condotta di vita (locali notturni, ecc…) dell’artista…ma il Duca rispose elegantemente: “Ognuno prega nel proprio linguaggio…e non c’è linguaggio che Dio non capisca… Trovo geniale la sua risposta e in maniera più umile, ovviamente, l’oratorio sebbene in forma più laica rappresenta la mia preghiera.

Quali soluzioni musicali hai adottato per comunicare queste immagini/atmosfere?

La scrittura orchestrale presenta normalmente notevoli difficoltà. La presenza di una orchestra jazz ti impone ovviamente la tipica scrittura per Big Band Jazz… Io in quest’ultimo periodo ho avuto la fortuna di lavorare e scrivere per orchestre sinfoniche e l’idea di fondere due culture quella classica sinfonica e quella tipicamente jazzistica(moderna ovviamente) rappresenta per me uno stimolo creativo importante. Non avendo, in questo concerto, la possibilità di avere archi, corni, legni in generale…ho utilizzato un coro ben nutrito che si integra perfettamente nel tessuto orchestrale e aggiunge valore timbrico al suono dell’orchestra.

L’uso di percussioni sinfoniche come i timpani sinfonici, la marimba, il vibrafono, il flauto, le percussioni latine, un’orchestra jazz completa alla Stan Kenton (suono di Big Band jazz a cui mi ispiro da anni e che secondo me rappresenta il massimo dell’espressione timbrica orchestrale raggiunta fino ad oggi) con 5 trombe, 5 tromboni ecc… mi permette di far “vibrare” gli armonici con più emozione e con una varietà timbrica praticamente infinita.

Colgo l’occasione per affermare che nella ONJ, Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori Italiani, e nel Magnifico Coro, Verdi Vocal Ensemble Pop & Jazz, ci sono attualmente dei giovani talenti tra i migliori in circolazione e con loro è davvero facile lavorare e portare a termine questa fragile e complessa “Missione”.

Questa sarà una prima esecuzione e dalle prove del coro, magistralmente preparato dal Maestro Marco Battigelli mio attento allievo di Composizione Jazz, che ho ascoltato ho avuto i famosi “brividi”…che ti fanno ben sperare…per ora incrociamo le dita e ringraziamo tutto lo staff della produzione del Conservatorio di Milano e in particolare modo la Direttrice del Conservatorio Verdi di Milano, Cristina Frosini, visionaria come me e attenta a cosa succede intorno, per avermi dato la possibilità di affrontare questo programma di grande impegno e con una tematica importante ed attuale.

Il concerto è infine a favore di "Medici per l’Africa” , una riflessione e un gesto solidale che sottolinea l’importanza di esserci il 14 Aprile alle 20.30 nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano.

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